Ambulanze CRI: IX

 

La lunga esperienza dei FIAT238 andò ancora a lambire gli ultimi anni Ottanta, periodo in cui il FIAT DUCATO stava già conquistando terreno presso la Croce Rossa Italiana. Il merito va senza dubbio alla sua grandissima versatilità, che lo colloca nella perfetta via di mezzo fra un'automobile ed un autocarro, ma con un pregio che sta anche nella sua affidabilità. Fu un mezzo dotato di tutte le apparecchiature utili per il soccorso urgente e la rianimazione dovuto allo sfruttando dell'ampio spazio interno; il mezzo, con le sue numerose versioni a tetto basso o a tetto alto, rappresentava oltre il 50% dei veicoli di soccorso presenti sulle nostre strade. 

 

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Ambulanze CRI: VIII

 

Il FIAT 238 fu la naturale evoluzione del FIAT 1100 in fatto di ambulanze. Arrivò sul mercato nel 1967, basato sulla meccanica a trazione anteriore dell'Autobianchi Primula e la casa madre si preoccupò di offrire una versione sanitaria ufficiale e realizzata in sinergia con la carrozzeria Savio. Parallelamente, numerose altre carrozzerie elaborarono in modo indipendente le proprie proposte sulla medesima base e tra le più famose si ricordano Boneschi, Bonfanti e Mariani; questo mezzo visse un periodo complesso per l'evoluzione della medicina d'urgenza applicata in ambulanza che raggiunse il culmine nella creazione del centro di rianimazione mobile. In un primo tempo, la configurazione interna non variò rispetto a quella delle ambulanze precedenti, restando molto semplice, priva di attrezzature e con solo una o due barelle, un armadietto per le attrezzature minute, due strapuntini ed eventualmente un piccolo lavandino. La barella aveva le caratteristiche solite della lettiga tradizionale trasportata dai lettighieri, sollevata da terra e fatta scorrere sui binari con le apposite rotelle. Curiosamente all'esterno fu mantenuto il vecchio "occhio di Polifemo", ormai non più obbligatorio da quasi un decennio. Il successo dell'ambulanza FIAT 238 giunse ai massimi livelli quando la casa di produzione torinese concepì l'ambulanza "unificata" stringendo un accordo con il Ministero della Sanità; un vano sanitario rinnovato con l'aggiunta di un respiratore volumetrico, un primordiale defibrillatore ed altri componenti tipici per una rianimazione da vero e proprio "ospedale mobile". L'ambulanza FIAT 238 subì anche alcune trasformazioni di livrea; la Croce Rossa abbandonò definitivamente la colorazione beige per il bianco e per quel che riguarda la segnalazione luminosa e sonora, la maggioranza degli allestimenti presentava due lampeggiatori e una sirena "a fischio" divenuta particolarmente efficace sulle strade sempre più caotiche e rumorose. Nel 1981 la FIAT aggiunse nuovi particolari alla versione iniziale come la mascherina in plastica nera e una nuova fanaleria.  

 

 

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Ambulanze CRI: VII

 

Verso la fine degli anni 50, l'Alfa Romeo propose una doppia versione ambulanza del furgone Romeo, l'ambulanza "Romeo" e l'ambulanza "Romeo 2".

Queste due ambulanze furono quasi indistinguibili se non si guardasse lo stemmino sul frontale riportante la dicitura "Romeo" o "Romeo 2" e possono essere considerate le prime ad adottare la struttura di un vero furgone.

La foto sotto ritrae la versione "Romeo 2" e venne esposta per la prima volta al Salone dell'Automobile di Torino del 1957 e si presentò con una moderna livrea bianca ancora priva di qualsiasi scritta per poi essere distribuita su tutto il territorio nazionale tra i corpi di Polizia, Vigili del Fuoco e Croce Rossa Italiana. Il "Romeo 2", in particolare,esibiva anche una novità non trascurabile ovvero l'aeratore sul tetto che consentiva un facile ricambio d'aria nel vano sanitario. I soccorritori, a quei tempi chiamati comunemente "lettighieri", mostrarono subito un notevole interesse per la novità varata dalla Casa torinese per il fatto che il mezzo offriva una meccanica affidabile e resistente, una generosità di spazio nel vano sanitario e una buona maneggevolezza nonostante il volume.

Il comparto sanitario aveva il tipico accesso posteriore attraverso un portellone rettangolare molto caratteristico, un portellone sul lato destro offriva, invece, un secondo accesso ma non tanto ampio quanto quello del retro. Il veicolo godeva di un'ottima luminosità interna, garantita da tre finestrini laterali, uno angolare posteriore e quello del portello posteriore. La vista dell'interno, come da foto, evidenzia la classica disposizione del Romeo ambulanza, adottata da quasi tutte le carrozzerie, con le due barelle sovrapposte ed i due strapuntini per i lettighieri sul lato destro. Il resto dell'interno è quasi del tutto vuoto ad eccezione di un armadietto sulla sinistra; tutto ciò dimostra come ancora nel finire degli anni 50 il concetto di soccorso stesse nel caricare il ferito e correre il più velocemente possibile verso l'ospedale senza tentare nessun tipo di intervento a bordo dell'ambulanza.

Il furgone Romeo montava il motore 1.3 della Giulietta e aveva trazione anteriore che garantiva una buona velocità; per le segnalazioni luminose di emergenza ci potevano essere uno o due lampeggianti di colore blu  oltre ad un faretto appena sopra la cabina di guida. La sirena era solitamente collocata sotto la mascherina del motore e la soluzione non fu ottimale perchè il suono si propagava verso il basso perdendo l'efficacia di allarme.

 

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Ambulanze CRI: VI

 

Alla fine della guerra, in un periodo di governo provvisorio, anche il mondo del soccorso sanitario venne attraversato da grandi aneliti di rinnovamento. Con la ripresa del mercato automobilistico alcune carrozzerie si attivarono per la realizzazione di nuovi modelli di ambulanze che avrebbero caratterizzato tutti gli anni Cinquanta.

Di fondamentale importanza furono le realizzazioni della carrozzeria Boneschi, prima, e della carrozzeria Gavarini, poi, che seppero realizzare, su telai della Lancia Appia, un'ambulanza con un frontale che manteneva la linea della berlina mentre il resto della struttura posteriore era adattata alle esigenze sanitarie del periodo che prevedevano un vano contenente una barella scorrevole su due binari con un sistema di ruotine, un seggiolino per il soccorritore applicato al passaruota in modo da poter essere ripiegato e l'alloggiamento di un lavandino e di un armadietto che, però, erano due tipici elementi già in uso nel passato.

Da un doppio fondo della vettura fu ricavato uno spazio per l'alloggiamento della ruota di scorta.

La segnalazione luminosa delle ambulanze era costituita, nella migliore tradizione anni Cinquanta, dal cosiddetto "occhio di Polifemo" posto sul tetto e che fu mantenuto fino all'introduzione del Nuovo Codice della Strada del 1959; la sirena era già in uso da diverso tempo ma il suono non era così penetrante come quello della successiva versione a fischio. Il modello nella foto venne presentato nel 1953 e venne chiamato Ambulanza Appia C86; la motorizzazione era un V stretto con cilindrata di 1.090 cc.

 

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Ambulanze CRI: V

La SIATA, una piccola casa automobilistica attiva dal 1926 al 1970 famosa soprattutto per le sue trasformazioni sportive, realizzò nel 1940 un interessante studio di veicolo sanitario su base FIAT 1100 L.

Molte carrozzerie furono coinvolte, durante il quinquennio 1940 - 1945 coincidente con il secondo periodo bellico, nella realizzazione e nella fornitura di veicoli ad uso paramedico/assistenziale per la Croce Rossa Italiana e per l'Esercito Italiano. Tra queste la Pininfarina, per citare un nome illustre, si distinse per la realizzazione di numerose autoambulanze trasformando i telai delle FIAT 1100 L, un esempio nella foto sotto, spostando in posizione più avanzata la cabina di guida in modo da aumentare lo spazio disponibile per il  montaggio di un cassone nella parte posteriore.

Il mezzo aveva il posto di guida centrale, con i pedali ai lati del motore e la leva del cambio spostata a sinistra. In questo modo il posto di guida avanzava sopra il vano motore abbastanza da ospitare un vano sanitario capace, per le sue dimensioni, di garantire il carico, in lunghezza, di una barella; in tale modo fu messa a punto un' ambulanza dotata di un vano sanitario separato e di grandi dimensioni; in sostanza, si trattava di un'antesignana del moderno concetto della "cellula sanitaria" applicata sullo chassis di un autocarro.

Come tutte le ambulanze operanti in tempo di guerra fu privilegiata la possibilità di trasportare un numero elevato di feriti; in questo caso,nella foto due, era anche stata prevista la possibilità di trasformare agevolmente il veicolo in un piccolo autobus, spostando in posizione verticale le barelle superiori e facendole diventare schienali dei sedili.

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Ambulanze CRI: IV

Se le FIAT 501 sono state la più diffusa base di partenza per la costruzione di ambulanze nei primi anni Trenta, ciò non significa che siano state le uniche. Anche le milanesi BIANCHI godevano infatti di un discreto successo come vetture di media cilindrata e se ne trovavano diverse adattate ad uso sanitario.

Ne è un esempio l'ambulanza nella foto, una BIANCHI S5 in servizio presso la Croce Rossa Italiana, allestita dalla carrozzeria Schieppati con due barelle centrali sovrapposte; nella seconda foto, quella del vano sanitario, si possono notare anche i due sedili per i soccorritori posizionati in senso contrario a quello di marcia, con le spalle alla parete divisoria, il lavandino sul passaruota destro ed un armadietto che racchiudeva la dotazione di medicamenti su quello sinistro; le pareti erano in parte foderate ed in parte laccate, il pavimento rivestito in linoleum e l'abitacolo prendeva luce da vetri opacizzati posti su entrambi i lati.

L'equipaggiamento sanitario, a quei tempi, era limitato esclusivamente ad una cassetta per il primo soccorso ed a vari tipi di coperte e di cinghie di costrizione per l'immobilizzazione del paziente. Il ricorso ad autotelai di lusso per le ambulanze era un fatto non molto diffuso ma comunque era reso possibile dalle donazioni di vetture di rappresentanza, fatte per lo più dai facoltosi proprietari quando queste erano ormai troppo vecchie per tale uso, ma ancora ben sfruttabili ed adattabili in veicoli di pubblica utilità come ambulanze o addirittura come mezzi dei Vigili del fuoco.

 

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Ambulanze CRI: III

Con l'inizio degli Anni Venti ci furono le prime realizzazioni di ambulanze che consistevano prevalentemente nella trasformazione delle prime berline, generalmente scelte fra quelle di maggiori dimensioni come la FIAT 501, che montavano su un telaio lungo e che consentivano un comodo alloggiamento delle lettighe.

Il vano sanitario rispondeva a precisi concetti sanitari ovvero le superfici interne erano lisce e igienicamente adeguate e di frequente veniva arricchito con l'installazione di un lavandino di porcellana adagiato su un mobiletto di legno.

La barella, in alcuni allestimenti addirittura due a castello, era collocata sul lato sinistro e sul lato destro i soccorritori sedevano su una panchetta a ridosso di una semplice cassetta ove era riposto il materiale sanitario. L'ambulanza Fiat 501 fu probabilmente la più diffusa grazie alle sue caratteristiche di solidità, di affidabilità e di relativa economia.

La vettura fotografata era impegnata dalla Croce Rossa Italiana e mostra, per la prima volta, un'insolita livrea in colore chiaro che verrà adottata diffusamente negli anni successivi; da notare anche le ruote che si presentavano con un disco in lamiera stampata e preferito a quello a razze in quanto ritenute più robuste.  

 

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Ambulanze CRI: II

I Fiat 15 TER non furono solamente gli autocarri più diffusi nel corso della guerra italo-turca e della Prima Guerra Mondiale, ma costituirono anche la maggioranza del parco automobilistico della Croce Rossa Italiana.

Le ambulanze della Croce Rossa Italiana nella storia

Con lo sviluppo dell'automobile e dell'autocarro, si capì ben presto l'importanza di creare ambulanze a motore che avrebbero potuto consentire sia una maggiore velocità di intervento sia il superamento delle difficoltà inerenti alla promiscuità assai poco igienica tra cavallo e paziente.