Ambulanze CRI: VI

 

Alla fine della guerra, in un periodo di governo provvisorio, anche il mondo del soccorso sanitario venne attraversato da grandi aneliti di rinnovamento. Con la ripresa del mercato automobilistico alcune carrozzerie si attivarono per la realizzazione di nuovi modelli di ambulanze che avrebbero caratterizzato tutti gli anni Cinquanta.

Di fondamentale importanza furono le realizzazioni della carrozzeria Boneschi, prima, e della carrozzeria Gavarini, poi, che seppero realizzare, su telai della Lancia Appia, un'ambulanza con un frontale che manteneva la linea della berlina mentre il resto della struttura posteriore era adattata alle esigenze sanitarie del periodo che prevedevano un vano contenente una barella scorrevole su due binari con un sistema di ruotine, un seggiolino per il soccorritore applicato al passaruota in modo da poter essere ripiegato e l'alloggiamento di un lavandino e di un armadietto che, però, erano due tipici elementi già in uso nel passato.

Da un doppio fondo della vettura fu ricavato uno spazio per l'alloggiamento della ruota di scorta.

La segnalazione luminosa delle ambulanze era costituita, nella migliore tradizione anni Cinquanta, dal cosiddetto "occhio di Polifemo" posto sul tetto e che fu mantenuto fino all'introduzione del Nuovo Codice della Strada del 1959; la sirena era già in uso da diverso tempo ma il suono non era così penetrante come quello della successiva versione a fischio. Il modello nella foto venne presentato nel 1953 e venne chiamato Ambulanza Appia C86; la motorizzazione era un V stretto con cilindrata di 1.090 cc.

 

ambulanza_sesta_puntata.jpg

 

interno_sesta_puntata.jpg