Giornata Internazionale dei Migranti - Non guardiamo dall'altra parte!
Ogni anno, il 18 dicembre, si celebra la Giornata Internazionale dei Migranti (International Migrants Day), un giorno speciale istituito nel 2000 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La data non è casuale: in questo giorno infatti nel 1990, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite stessa aveva adottato la Convenzione Internazionale per la tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.

Ma cosa succede in questo periodo, in piena emergenza sanitaria, quando i migranti soccorsi in mare arrivano sulle nostre coste? Vengono accolti nelle navi destinate alla quarantena dove, con l’ausilio dei volontari della Croce Rossa provenienti da tutta Italia, vengono assistiti durante il periodo di isolamento. Un giovane membro del nostro Comitato ha prestato servizio nel mese di settembre sulla nave Aurelia, in Sicilia, e ci racconta la sua esperienza: “
“Mi chiamo Lamine Sarr, ho 19 anni e sono volontario della Croce Rossa. Sono partito a metà settembre per la Sicilia, dove si trovano diverse navi a Palermo e a Trapani ancorate in rada, a poche miglia dal porto. Queste navi si muovono avanti e indietro per carico e scarico di persone e per la logistica, e la prima cosa che viene fatta è il tampone, per poi dividere le persone in base alla loro situazione sanitaria. Infatti i positivi al COVID 19 vengono accolti in un settore completamente destinato a loro, mentre gli altri vengono suddivisi in altri tre ponti. L’Aurelia è una grossa nave, ha 11 ponti ed è come un palazzo di 11 piani, quattro dei quali sono destinati ai migranti, mentre uno è destinato ai volontari della Croce Rossa, all’equipaggio e agli addetti alla sicurezza. I migranti, una volta arrivati a Lampedusa, vengono trasferiti sulla nave per una quarantena di due settimane. Sull’Aurelia c’erano persone provenienti dall’area sub-sahariana, dalla Tunisia e dal Bangladesh, ognuno con la propria storia. Noi operatori CRI ci occupiamo di logistica, svolgendo tutte le mansioni per il rifornimento di DPI (Dispositivo di Protezione Individuale) e di vari materiali, di servizi alla persona con l’assistenza per qualsiasi necessità durante le 24 ore, la distribuzione dei pasti, la segnalazione di eventuali necessità mediche. Io mi sono occupato di RFL (Restoring Family Links), un servizio che aiuta queste persone a mettersi in contatto con le loro famiglie con cui hanno perso i contatti, e di lezioni di lingua italiana. C’è poi il personale medico e infermieristico, gli ostetrici, gli psicologi, i mediatori culturali e gli interpreti linguistici. Sono molto contento di questa esperienza, che mi ha messo in contatto con delle realtà che non conoscevo prima di allora. Faticosa sicuramente e anche provante sia a livello psicologico che fisico, in particolare l'ultimo periodo, ma che rifarei sicuramente, questo perché parlare con i migranti ti fa vedere il mondo da un'altra prospettiva e capisci realmente la fortuna che tutti noi abbiamo ad essere nati e cresciuti in un paese in pace e comunque solido economicamente. Vedendo quelle situazioni, capisci realmente che cos'è la disperazione... persone che rischiavano il tutto per tutto buttandosi in mare con temperature e condizioni proibitive. Solo la disperazione può portarti a fare determinati gesti, noi non possiamo far altro che vivere in modo tale da non dover mai arrivare a livelli tali di disperazione”.
Abbiamo voluto condividere questa testimonianza diretta in una giornata altamente rappresentativa, come spunto di riflessione intorno a un tema che coinvolge tutti i popoli del mondo.
Pensiamo innanzitutto alla storia e al significato della migrazione: oggi si percepisce l’arrivo dei migranti nel nostro paese come un evento recente, magari relativo solo al decennio passato. In realtà la storia dell’umanità è caratterizzata proprio dallo spostamento continuo di grossi gruppi di popolazione nelle varie parti del mondo. Non sono importanti le cause, ma è importante il concetto fondamentale: gli esseri umani si sono sempre spostati, spostarsi è la normalità. Le migrazioni sono una realtà inevitabile, motivate da numerose ragioni: studiare all’estero, raggiungere familiari, cercare un lavoro o mezzi di sussistenza, assicurare un futuro migliore ai propri figli. Alcuni lasciano il proprio Paese per fuggire da criminalità, violenza, conflitti, persecuzioni, insicurezza, discriminazione, catastrofi naturali, degradi ambientali, povertà; purtroppo non sempre raggiungono la meta o, spesso, quando la raggiungono, trovano una situazione ostile.
Ma la migrazione porta con sé una cosa preziosa: lo sviluppo dei paesi, dove svolge un ruolo essenziale per la crescita economica e lo sviluppo, in particolare ponendo rimedio alle carenze del mercato del lavoro, e ha degli effetti principalmente positivi.
Facciamo ora un pò di chiarezza su quei termini che sentiamo pronunciare spesso: chi è un “richiedente asilo”? E un “rifugiato” o un “clandestino”?
Il “richiedente asilo” è colui che presenta una domanda di riconoscimento dello “status di rifugiato” e chiede quindi asilo; è una persona che, trovandosi fuori dal Paese in cui ha la residenza abituale, non può o non vuole tornarvi per il timore di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche. Il “rifugiato” è chi ha ottenuto il riconoscimento dello “status di rifugiato” in seguito all’approvazione della sua domanda. A tutelarlo è la Convenzione di Ginevra, resa esecutiva in Italia con la Legge del 24 luglio 1954 n. 722. Il “clandestino” è lo straniero entrato in Italia senza regolare visto di ingresso, mentre il “clandestino irregolare” è lo straniero che ha perduto i requisiti necessari per la permanenza in Italia, ad esempio quando scade il permesso di soggiorno e non viene rinnovato.
E cosa succede quando arriva una barca di migranti? Un concetto importantissimo è rappresentato dal principio di non refoulement (non respingimento): la Convenzione di Ginevra del 1951 infatti, all'art.33 sancisce che "Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche". Questo principio è il caposaldo della protezione internazionale dei rifugiati, vincolante anche per gli Stati che sono parte del Protocollo del 1967. Fondamentale è comprendere “che una persona non diventa un rifugiato perché è stata riconosciuta come tale, ma è riconosciuta come tale proprio perché è un rifugiato. Ne segue che il principio di non-refoulement si applica non solo ai rifugiati riconosciuti, ma anche a coloro il cui status non è stato formalmente dichiarato. Il principio di non-refoulement è di particolare importanza per i richiedenti asilo. Poiché questi potrebbero essere rifugiati, costituisce un principio di diritto internazionale dei rifugiati accettato il fatto che essi non dovrebbero essere respinti o espulsi finché non si sia giunti a una decisione finale riguardo al loro status.
La Giornata Internazionale dei Migranti è l’occasione dunque per sconfiggere i pregiudizi e sensibilizzare l’opinione pubblica sul loro apporto in ambito economico, culturale e sociale a vantaggio sia del loro Paese d’origine, sia del Paese di destinazione e, soprattutto, per non guardare dall’altra parte.





