Storia
La nozione di diritti minimi connessi alla sola qualità di essere umano, i cosiddetti diritti naturali, è molto antica e anche molto generica.
Re di Ur creò ciò che si pensa che sia il primo codice legale all'incirca nell'anno 2050 a.C.
Numerosi altri corpi legislativi furono creati in Mesopotamia incluso il Codice di Hammurabi (circa 1780 a.C.) Esso mostrava le leggi e le punizioni conseguenti all'infrazione delle leggi su una vasta quantità di problemi inclusi i diritti delle donne, i diritti dei bambini e i diritti degli schiavi.
Altro corpo legislativo (ritenuto da molti studiosi dipendente o derivato da quello di Hammurabi) è quello contenuto nei libri di Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio della Bibbia ebraica.
Il concetto di diritti dell'uomo viene affrontato storicamente per la prima volta nel VI secolo a.C. da Ciro il Grande, sovrano dell'Impero Persiano (attuale Iran). Dopo la conquista di Babilonia (attuale Iraq) nel 539 a.C.
Nel III secolo a.C., durante il regno di Aśoka il Grande sull'Impero Maurya (oggi India), furono stabiliti diritti civili senza precedenti. Dopo la sanguinosa conquista del regno di Kalinga, circa nel 265 a.C.
Nella Roma antica esisteva la nozione di diritto di cittadinanza che era in sostanza un insieme di diritti riservati a tutti i cittadini romani.
Nel XIII secolo il giusnaturalismo scolastico, che ha avuto come suo massimo esponente un altro filosofo, Tommaso d'Aquino, descrive i diritti naturali come un "insieme di primi principi etici, generalissimi" che condizionano il legislatore nel diritto positivo, in quanto sigillo di Dio nella creazione delle cose.
Alla fine dell'anno 1222, il giorno dell'incoronazione di Sundjata Keïta quale sovrano dell'Impero del Mali, fu solennemente proclamata e tramandata oralmente la Carta Manden, una dichiarazione di diritti umani essenziali quali il diritto alla vita e il diritto alla libertà. La Carta Manden si rivolge ai "quattro angoli del mondo"
Fin dal 1305 in Inghilterra Dal corpus legislativo inglese l'Habeas corpus è passato in tutte le costituzioni occidentali, fino ad approdare alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che all'Articolo 9 recita: Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.
Il giusnaturalismo razionalistico moderno nacque tra il 1600 e il 1700, divisibile in due filoni:
- quello dell'Illuminismodi fine Settecento (con l'affermazione del concetto di libertà dell'individuo, soprattutto in opposizione all'assolutismo, la forma di governo caratteristica dell'età moderna) e
- quello che si sviluppa a partire dal pensiero di Thomas Hobbes(il quale per la verità considerava il diritto naturale proprio solo allo stato di natura).
La prima dichiarazione dei diritti dell'uomo dell'epoca moderna è quella dello Stato della Virginia (USA), scritta da George Mason e adottata dalla Convenzione della Virginia il 12 giugno 1776. Questa fu largamente copiata da Thomas Jefferson per la dichiarazione dei diritti dell'uomo contenuta nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America (4 luglio 1776) la quale afferma "che tutti gli uomini sono creati uguali tra loro, che essi sono dotati dal loro creatore di alcuni inalienabili diritti tra cui la vita, la libertà e la ricerca della felicità".
Comunque sia, la prima vera e propria carta formale dei diritti dell'uomo è nata nel 1789 dalla Rivoluzione francese, è conosciuta come Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino francese ed è caratterizzata da un'impostazione più astratta della precedente americana.
La grande affermazione dei diritti umani si ebbe dopo la fine della seconda guerra mondiale con la costituzione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e con la redazione della Dichiarazione universale dei diritti umani, siglata a Parigi il 10 dicembre 1948.
(Nata a causa delle atrocità e delle enormi perdite di vite durante la seconda guerra mondiale, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è stata promulgata per fornire una comprensione generale dei diritti di ogni persona).
Costituisce la base di un mondo fondato su libertà, giustizia e pace.
Da allora la nozione di Diritti umani si è estesa grazie a leggi e dispositivi che sono stati creati per sorvegliare e punire le violazioni di questi diritti. Citiamo alcuni avvenimenti quali pietre miliari di questo processo:
- 1966: adozione da parte dell'ONU del Trattato internazionale sui diritti economici, sociali e culturalie della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici.
- 1967: creazione di meccanismi di inchiesta da parte della Commissione dell'ONU sulle violazioni dei diritti dell'uomo dei paesi membri.
- 1991: primo incontro internazionale delle istituzioni nazionali di promozione e protezione dei diritti dell'uomo organizzata dalla Commissione nazionale consultiva dei diritti dell'uomo a Parigi sotto la supervisione delle Nazioni Unite.
- 1993: adozione da parte dell'assemblea generale delle Nazioni Unite del Programma d'azione di Vienna, che accorda grande spazio alla democrazia[6]ed allo sviluppo considerati come parte integrante dei diritti dell'uomo; il Programma chiama tutti gli stati membri a creare delle istituzioni nazionali che siano garanti dei diritti dell'uomo.
- 2006: creazione del Consiglio dei diritti dell'uomodell'ONU al momento dell'adozione da parte dell'Assemblea generale della risoluzione A/RES/60/251, il 15 marzo 2006.
La legislazione sui Diritti Umani si è poi arricchita con altri trattati, geograficamente più delimitati nella platea degli Stati firmatari[8]. Essi solitamente prevedono:
Le critiche all'ideologia dei diritti umani
Nella sua lotta al giusnaturalismo razionalista, la chiesa cattolica del secolo XIX coinvolse nella critica anche i diritti dell'uomo: Pio VI nel breve Quot Aliquandum; Gregorio XVI nella Mirari vos; Pio IX contro la libertà di culto; Pio XI contro l'ecumenismo (enciclica Mortalium animos). Solo dopo il concilio Vaticano II queste posizioni furono definitivamente superate.
Secondo alcune correnti (marxiste) l'idea dei diritti umani costituisce le basi di un'ideologia borghese di libertà giuridiche formali cui non sarebbe concretamente corrisposta una reale emancipazione degli oppressi, e in particolare del proletariato. In pratica tali diritti descriverebbero ideali sistemi sociopolitici sulla base di criteri storicamente e politicamente connotati, che si presterebbero facilmente a fare da alibi a politiche imperialiste, specie dal punto di vista economico-militare sotto la forma dell'intervento umanitario
Esistenza, validità e contenuti dei Diritti Umani continuano ad essere oggetto di dibattito sia in filosofia che nell'ambito delle cosiddette scienze politiche. Da un punto di vista giuridico, i Diritti Umani vengono definiti da convenzioni e leggi internazionali, ma anche dagli ordinamenti giuridici di numerose Nazioni. Va però altresì aggiunto che, secondo molti, la dottrina dei Diritti Umani va al di là delle singole leggi e forma le basi morali fondamentali per regolare l'ordine geo-politico.
Forse con questi propositi l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la Dichiarazione sul Diritto dei Popoli alla Pace con la risoluzione 39/11 del 12 novembre 1984, iscrivendo così la pace tra i diritti umani e dichiarandone la salvaguardia "un obbligo fondamentale per ogni Stato".
Il rapido progresso del rispetto dei diritti umani nelle nazioni cosiddette occidentali non ha avuto per molte ragioni un processo parallelo in tutto il mondo. Ancora oggi in moltissime regioni del pianeta lotte simili a quelle vissute in Europa e Nord America continuano a opporre tra loro oppressori e oppressi. È ironico pensare che proprio i popoli delle nazioni occidentali, avendo lungamente lottato per ottenere i propri diritti, vengano additati adesso quali responsabili almeno in parte dell'oppressione verso i popoli cosiddetti del "sud del mondo".
Il diritto ad un'alimentazione adeguata costituisce un diritto umano fondamentale, sancito con fermezza nel diritto internazionale e recepito tra i diritti sociali delle Costituzioni più moderne. Ciononostante, ogni giorno una persona su cinque soffre la fame, per un totale di 800 milioni di persone affamate in tutto il mondo, e ogni anno oltre 20 milioni di persone muoiono di denutrizione e di malattie ad essa collegate.
Un'interpretazione moderna dell'originale Dichiarazione universale dei diritti umani fu avanzata nella Dichiarazione di Vienna e relativo Programma d'Azione adottata dal Conferenza Mondiale sui Diritti Umani del 1993. Il livello di unanimità su queste convenzioni è piuttosto elevato.
Al di fuori di questi diritti, altri diritti umani possono essere posti sotto limitazione[10] o perfino messi da parte durante situazioni di emergenza nazionale. I Trattati e la giurisprudenza internazionale hanno tuttavia chiarito che questo può avvenire esclusivamente a particolari, ristrettissime condizioni; e cioè, che "l'emergenza debba essere effettiva, debba coinvolgere l'intera popolazione e a venire messa in pericolo debba essere l'esistenza stessa della Nazione. La dichiarazione d'emergenza deve essere posta in essere solo come ultima risorsa, ed adottata come misura temporanea".
Ricordando che la condotta in guerra è sempre e comunque governata dal Diritto Internazionale Umanitario (D.I.U.) e che il corretto comportamento viene controllato dal Tribunale Penale Permanente (istituito nel 1999 e ratificato nel 2000) all’Aia