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Chi, tra noi volontari, si ricorda che cosa si prova durante un corso di accesso? Quanti anni sono passati? Eppure ve lo ricordate che emozione? che ansia e che voglia di fare bene?

Sono appena arrivati molti nuovi volontari ...sotto i pensieri sparsi di Ilia, un'aspirante durante il corso di accesso.

Potrò mai essere una volontaria? Qualcosa di buono che mi ha portato il COVID-19

Non sapevo nulla di Croce Rossa, Croce Verde e Croce Bianca, devo ammettere la mia ignoranza in questo bailamme di colori e forme.

 


Ma fin da piccola ero rimasta affascinata dalle donne e dagli uomini in divisa che scendevano dall’ambulanza e da lì ha cominciato a prendere forma dentro di me il desiderio di far parte di quella che identificavo come una comunità che aiutava persone che stavano male.

Finito il liceo, dopo un fallito tentativo di entrare nel soccorso alpino come unità cinofila, mi sono spostata a Milano, prima a studiare e poi a vivere. Durante gli studi vengo a contatto con la Croce Verde, faceva dei corsi di primo soccorso a Lambrate: ma c’era sempre o un esame da fare, o un amore dall’altra parte d’Italia da raggiungere e il corso veniva rimandato, non ero pronta.
Poi sono venuti un figlio e una figlia, il lavoro all’università di Bergamo e due esperienze che mi hanno segnato: mia figlia che a due anni si beve un solvente dimenticato su un tavolo e un incendio nell’appartamento sotto il mio che ci costringe a scappare giù per le scale invase dal fumo e a ritrovarci in strada di notte. In queste due occasioni ho capito che non avrei potuto aiutare nessuno.

Il panico si è preso la mia mente e il mio corpo.

Ho fatto tutto quello che non andava fatto, e ho visto, dal vivo e sulla mia pelle cosa invece ha fatto e come mi ha aiutato,
chi il soccorso lo aveva portato. Finite le disavventure e tornata la normalità ho cominciato a ripensare alla possibilità di iscrivermi ad un corso di primo soccorso, che sicuramente mi avrebbe giovato!

Ma solo anni dopo, una sera in cui ero sola in casa, coi figli ormai grandi comincio a googlare: “corsi croce rossa milano”.

Trovo Gaia e mi iscrivo. Mi arrivano le segnalazioni dei corsi ma erano sempre troppo lontani, troppo lunghi, troppo di sera, troppo che dovevo andare in macchina fino a Sesto o a Bresso. Fino a questo settembre dove chiedo di iscrivermi e quando mando l’iscrizione mi dico: ma cosa stai facendo? Come farai tutti i lunedì e i giovedì ad andare a Bresso? Mi dico, in qualche modo farò, vediamo, tanto non mi prenderanno.

th in ci sei tu solo viso donnaAlla lezione di presentazione del corso, sono molto indecisa.

Vedo che c’è tanta gente e penso che forse non è giusto che prendano me invece di qualcuno che è più convinto di me. Invece vengo presa e inserita nel primo gruppo. Mi dico, beh, vediamo com'è la prima lezione, tanto è a distanza, una cosa utile, per certi versi, questo maledetto COVID-19, l’ha portata, non devo né prendere la macchina né tornare a casa tardi e stanca.
Devo solo stare due ore in più davanti al PC, se vedo che non gira, mi ritiro.

Perché, insomma, dopo quello che avevo combinato in quelle due occasioni in cui mi ero trovata in un’emergenza non mi sentivo molto in grado di aiutare gli altri.

Io però, ho sempre creduto nella formazione: se non so una cosa, niente, ci sarà un corso che mi insegnerà a farla!

E poi arriviamo alla prima lezione e... mi si è aperto un mondo!
Non capisco subito quello di cui si parla, faccio confusione tra Comitato e Federazione ma una cosa mi è chiara da subito, dietro la Croce Rossa c’è qualcosa di grande che va oltre il prestare soccorso sulle ambulanze.

Con la lezione sul Diritto Internazionale Umanitario c’è la svolta.

Lo sento come il mio corso, e la conferma definitiva arriva con le lezioni sull’analisi dei bisogni, sulle strategie e su come si progetta un intervento, e il lavoro di gruppo è un interessantissimo banco di prova.

Le lezioni di sanitario me le stavo già dimenticando, sebbene siano il cuore del corso e mi fanno capire definitivamente che dovrò mettermi a dura prova se vorrò salire su un'ambulanza, ma come ha detto l’istruttore: solo chi ha paura lo porterei con me in un emergenza.

Dai, c’è qualche speranza anche per una come me!

Voglio chiudere con l’aspetto che mi ha colpito più di tutti del corso, ed è stato il ruolo riconosciuto ai giovani all’interno della Croce Rossa.

Questa apertura verso i giovani da parte di una associazione di più di cento anni è inaspettata, ma sottolinea quanto sia al passo coi tempi perché solo credendo nelle capacità dei ragazzi e delle ragazze si può aspirare a raggiungere e coinvolgere tutti gli uomini e le donne dei popoli e dei paesi del mondo, per formare un’unica grande comunità basata sul rispetto e la solidarietà. In questa scelta vedo come la Croce Rossa vada diritta verso quel settimo principio, che seppure lasciato per ultimo è la naturale conclusione di un cammino che parte dal primo e fondamentale principio e che in un ideale cerchio dei principi si chiude, collegando l’Umanità e l’Universalità.

 

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