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ROCCA: “OGNI ANNO NUOVI DOCUMENTI E TESTIMONIANZE SUL DRAMMA DI FOIBE ED ESODO”

La verità supera qualsiasi silenzio. Dopo tante omissioni, oggi grazie al Giorno del Ricordo celebriamo le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata. E sono ancora tanti i tasselli che sembravano perduti e che stanno finalmente riaffiorando, anche rispetto alla Croce Rossa, consentendoci di ricostruire una storia cancellata.

I desaparecidos della Croce Rossa

Si tratta di una delle pagine più dolorose della storia del XX secolo, nella quale si intreccia l’importante lavoro della Croce Rossa in favore degli esuli. Sapevamo già, dagli archivi, che personale della CRI fu arrestato, a Trieste e Pola, tra il maggio e il giugno del 1945, e che di loro non si seppe più nulla. Ma in occasione del Centenario della Croce Rossa di Gorizia, nel marzo dell’anno scorso, siamo riusciti a ottenere il racconto esclusivo di Giorgia Rossaro, figlia di un nostro ufficiale medico che, a guerra finita e con addosso la divisa della Croce Rossa, fu prelevato da casa per sparire per sempre.

La storia

Nel 1943, dopo l’Armistizio, e poi ancora tra il maggio e il giugno del 1945, migliaia di italiani dell’Istria, Venezia Giulia e Dalmazia furono uccisi dalle truppe del maresciallo Tito, gettati talvolta ancora vivi nelle foibe o giustiziati, spesso sommariamente. Questo portò, fino al 1954 e anche oltre, all’esodo di massa di nostri connazionali.

Un dramma che ci toccò da vicino

Il Comitato Internazionale di Croce Rossa (CICR) fece opera di mediazione per la liberazione dei prigionieri italiani nei campi di concentramento jugoslavi. Un significativo peso storico hanno avuto i report stilati dalla Croce Rossa e dalla Guardia di Finanza: tra i pochissimi documenti non distrutti attraverso i quali è stato possibile ricostruire i fatti e, talvolta, ritrovare persone scomparse. Ancora, intervenimmo a Bologna nel 1947, nei giorni dei cosiddetti fatti del “Treno della Vergogna”, assieme alla Pontificia Opera di Assistenza, per aiutare gli esuli-giuliano dalmati. E’ stato infine pubblicato, proprio in questi giorni, un dossier del 1945 redatto per il Congresso di Pace di Parigi che raccoglie alcune tragiche testimonianze di medici e crocerossine sulle condizioni degli internati del campo di concentramento jugoslavo di Borovnica.

Anche le guerre hanno regole

‘Anche le guerre hanno regole’ è un motto che le donne e gli uomini della Croce Rossa conoscono bene. Queste regole non vennero mai applicate in Istria, Venezia Giulia e Dalmazia. Enormi furono le violazioni del diritto internazionale umanitario in tempo di conflitto e atroci i crimini contro l’umanità a guerra finita. Voglio concludere queste riflessioni sul Giorno del Ricordo 2022 con un brano dal racconto dall’intervista della signora Rossaro. Parole che il silenzio lo annullano:

Il 3 maggio 1945 iniziarono a Gorizia le deportazioni di italiani. Sentivamo le grida nelle case vicine. Poi toccò a noi: alle 7.30 del mattino arrivò un soldatino che avrà avuto la mia età, gli offrii il tè mentre mio padre si vestiva con la divisa della Croce Rossa Italiana. Quello mi chiese in sloveno se avessi paura. Io risposi: ‘E perché? La guerra è finita’. Il giorno 5 venimmo a sapere che si trovava nelle carceri cittadine, al secondo piano. Io e mia sorella, allora quattordicenne, andammo sulla terrazza di una conoscente e riuscimmo a vederlo. Ci sorrise, aveva una gavetta in mano e ancora il bracciale della Croce Rossa sulla casacca. Nella notte quei prigionieri sparirono tutti. Dopo di che se ne perdono per sempre le tracce. Credo li abbiano fucilati e poi, forse, infoibati. Mio padre, un uomo della Croce Rossa che nulla c’entrava con la politica, svanì nel nulla. Eppure, anche per noi, la guerra era finita”.

Lo ha scritto Francesco Rocca, Presidente della Croce Rossa Italiana, sul suo sito ufficiale.

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