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La situazione di crisi globale generata dal Covid, ha messo a dura prova anche la Croce Rossa Internazionale, in quanto deve competere con le Nazioni più ricche per l’acquisto di beni di prima necessità come i DPI (mascherine, respiratori, guanti) e i tamponi, e più in generale di risorse da destinare alle nazioni che ne hanno bisogno e non sono in grado di acquistarle in autonomia. Infatti le Nazioni economicamente più potenti, acquistano quantitativi di beni tali da non lasciare disponibilità per quelle più deboli e povere, che hanno meno mezzi della Croce Rossa, e sono caratterizzate da seri problemi di logistica, non avendo rappresentanti in Cina (maggior venditore di DPI) che seguano gli acquisti. Queste Nazioni si rivolgono poi alla Croce Rossa Internazionale per essere aiutate; lo stesso problema si sta presentando ora per i vaccini.

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Per l’acquisto di mascherine dalla Cina, si è verificato esattamente questo tipo di situazione: dopo che la Croce Rossa aveva ordinato milioni di mascherine, una Nazione ha offerto il doppio e si è quindi accaparrata tutta la fornitura, lasciando la Croce Rossa senza mascherine o comunque con forniture a prezzi molto più alti di quelli iniziali.

Inoltre gli aeroporti avevano ridotto moltissimo i voli e ciò ha provocato un ulteriore aggravamento della situazione.

Un altro problema che si riscontra in situazioni di crisi globale come l’attuale, è la movimentazione delle persone: soprattutto nella prima fase dell’epidemia non c’erano delle restrizioni uguali per tutte le Nazioni per cui si avevano grosse differenze tra paese e paese. La Giordania ad esempio aveva delle regole molto strette, altri stati al contrario non ne avevano, come lo Yemen dove, almeno all’inizio, la pandemia non veniva presa in considerazione a causa della situazione bellica all’interno del suo territorio e dell’estrema povertà, per cui non era possibile prendere contromisure. Si pensi che in Yemen il Covid ufficialmente non esiste e non viene riconosciuto dal governo, quindi tutte le precauzioni non vengono rispettate; la Croce Rossa Internazionale con l’aiuto di quella finlandese e danese hanno aperto un centro Covid ma hanno avuto molti problemi perché la popolazione vedeva gli stranieri come i portatori del virus.

La prevenzione nei paesi non occidentali è dunque più difficile, in quanto tutte le strategie che per noi occidentali sono ritenute obbligatorie e comprensibili, non sono applicabili nei paesi mediorientali o africani. A Gaza, per esempio, non si può pensare che il distanziamento venga applicato come in una città europea, in quanto il territorio è molto ristretto e caratterizzato da una grande concentrazione di popolazione. In Iraq invece il concetto di “non uscire di casa” è impossibile da applicare perché non si tratta di fare la spesa ma di trovare fisicamente cibo.

Inoltre, mentre per noi Stati occidentali il Covid è stato un grande colpo, in paesi come lo Yemen la pandemia passa in secondo piano rispetto a problemi più gravi come l’enorme mancanza di denaro per l’acquisto di cibo, dovuta alla crisi finanziaria, l’inondazione del 2020 e la mancanza generale di sicurezza causata dall’aumento d’intensità del conflitto con l’Arabia.

Bisogna considerare dunque che esistono paesi per i quali l’impatto di questa pandemia è maggiore sulla sfera socio-economico piuttosto che sull’aspetto sanitario e ciò li conduce  a  rinunciare alla prevenzione perché di fatto non se la possono permettere.

Tutto questo porta grande insoddisfazione e frustrazione in queste popolazioni che, non potendo prendersela con il governo o con le autorità, si rifanno sugli staff della Croce Rossa Internazionale, presenti sul territorio per aiutarli, mettendo fortemente in pericolo la loro sicurezza. Allo stesso tempo, anche chi ha contratto il Covid non può rivelare di essere malato perché la propria sicurezza sarebbe messa in pericolo, essendo il resto della popolazione convinto che i malati stessi siano gli untori e siano quindi causa del virus.

In varie parti del mondo dunque, le risorse economiche sono così ridotte che impediscono l’acquisto in maniera importante di  tamponi e vaccini. Per affrontare questo tipo di problema, la Croce Rossa Italiana e la Federazione Internazionale (IFRC) hanno aderito alla campagna dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) denominata #VaccinEquity. Le Nazioni Unite, assieme ad altri partners istituzionali e del settore privato, hanno predisposto una serie di strumenti come il Covax e l’ACT Accellerator per distribuire equamente vaccini, trattamenti e strumenti diagnostici a livello globale; al momento però "la strada per non lasciare nessuno indietro è ancora in salita" (Cri.it).

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Accanto alla situazione economica, in alcuni paesi si protrae da tempo uno stato di conflitto che rende la situazione sempre più grave: in Medioriente si sta combattendo bene o male da più di una decina di anni quindi non esistono più le infrastrutture, i medici sono scappati e molti sono morti per il Covid. Chi ne è guarito, non è ritornato negli ospedali. In questi anni di guerra non c’è stata ricostruzione.

Nel primo periodo della crisi, fra febbraio e l’estate del 2020, i combattimenti erano leggermente diminuiti e ciò faceva sperare in una situazione permanente, mentre ora sono ripresi e in Stati come l’Iraq o lo Yemen si sono addirittura intensificati.

Da analisi e valutazione della situazione non c’è da aspettarsi una soluzione dei conflitti prima di quattro - dieci anni, in quanto le cause rimangono irrisolte.

Il movimento della Croce Rossa in questo momento rappresenta sicuramente una forza impareggiabile per rispondere a questa crisi; la nostra capacità di essere presenti con i volontari a tutti i livelli della società è unica ed avremmo bisogno di potere raggiungere ogni comunità per portare non solo aiuto ma anche sollievo alle sofferenze delle popolazioni. Nei prossimi anni Croce Rossa sarà chiamata a mettere in campo le proprie capacità, a essere parte della soluzione grazie alle competenze e ai valori che rappresenta, condividendoli con chi dovrà decidere la distribuzione dei vaccini anti-Covid e le modalità di somministrazione, in modo che, in ogni parte del mondo, tutti possano accedervi.

 

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